di Bruno Ferretti
L’era di Francesco Bellini alla guida dell’Ascoli Picchio, dunque, è ai titoli di coda. Aveva cominciato a dirlo un anno fa, al termine dei tre annunciati quando ha rilevato la società insieme ai soci ascolani, poi ha continuato a ripetere in ogni occasione che avrebbe venduto l’Ascoli. E lo ha ribadito a chiare noto, in sala stampa, subito dopo il pareggio salvezza dell’Ascoli contro l’Entella.
Bellini con Cosmi prima dell’amichevole del Picchio a Montegiorgio
A chi gli ha chiesto lumi sul futuro della società, su chi sarà il nuovo proprietario, Bellini non ha dato risposte limitandosi ad una vago “Entro la fine del mese saprete tutto”. Del resto non c’è alcun obbligo di riferire le proprie intenzioni. Dispiace solo constatare che l’imprenditore farmaceutico originario di Santa Maria a Corte, abbia considerato l’Ascoli come una qualunque altra azienda, che si compra o si vende, e non come una società sportiva che rappresenta la città, amata da migliaia e migliaia di persone, per la quale si nutre una vera passione. Bellini ha visto con i suoi occhi come era gremito il “Del Duca” la sera della decisiva partita salvezza.
La sua presidenza è durata 4 anni e poco più, con buona pace di chi credeva che avrebbe tentato di ripercorrere le orme del grande Costantino Rozzi, avendone tutte le possibilità. Quest’ultimo è stato alla guida dell’Ascoli per 25 anni, fino alla morte.
Poi è subentrato Roberto Benigni rimasto al timone per 18 anni, quindi Francesco Bellini (solo 4). A quest’ultimo va riconosciuto il merito di aver rilanciato e risanato l’Ascoli dal punto di vista economico dopo il disastroso fallimento del 17 dicembre 2013. Un merito indiscutibile che anche il più acceso dei suoi denigratori deve riconoscergli. L’Ascoli di Bellini, grazie alla penalizzazione del Teramo per illecito sportivo, ha avuto la fortuna di tornare subito in Serie B e per tre campionati è riuscito a salvarsi seppure in extremis. All’ultima giornata nel primo (Spezia-Ascoli 0-0), alla penultima nel secondo (Bari-Ascoli 0-1) e ai playout nel terzo (doppio 0-0 con l’Entella). Tre anni di sofferenze per i tifosi perchè le delusioni sono state maggiori delle soddisfazioni. Il popolo bianconero ha creduto in Bellini e lo ha accolto, e trattato, come un re.
Poi, di fronte ad una realtà, ben diversa da quella sognata, il vento è cambiato. Anche bruscamente. E i trionfalismi nei confronti del patron e dei dirigenti che lui ha scelto per guidare l’Ascoli, si sono trasformati in contestazioni. Gli errori commessi e le scelte sbagliate sono davanti agli occhi di tutti, inutile ricordarli. Per tre anni consecutivi l’Ascoli ha rischiato la retrocessione. Bellini, un po’ alla volta, ha perso i consensi. E forse anche per questo ha deciso di lasciare. Non sarà il nuovo Rozzi. Magari tornerà a dedicarsi ai suoi hobby preferiti (caccia e pesca), magari ogni tanto volerà con il suo jet privato a Torino a vedere qualche partitissima della Juve, la sua squadra preferita. L’Ascoli Picchio, un po’ alla volta, con il passare del tempo, diventerà per lui solo un ricordo. Bello? Brutto? Chissà. E il futuro è pieno di incognite.
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