di Andrea Ferretti
Chiedeva centinaia di euro alle sue vittime (700 all’ultima) e chiedeva di versarle su una post pay. Quei soldi dovevano servire per avviare le classiche pratiche burocratiche. Queste ultime si riferivano a dei lasciti da parte di anziani della zona i quali avevano deciso di donare soldi (forse anche altro, chissà, lo appureranno le indagini) alla Chiesa, cioè al proprio parroco. Ovviamente non faceva nomi, figuriamoci. E raccontava di persone dal grande cuore che, in cambio del lascito, gli avevano chiesto di restare rigorosamente anonime. Lui si fingeva un notaio, un professionista affermato con tanto di studio a Pescara, ma in realtà era un truffatore di 56 anni originario della provincia di Frosinone. Le sue vittime, scelte ovviamante con grande oculatezza, quasi tutti anziani parroci. Ma la parola fine alle malefatte del sedicente notaio è stata scritta a San Benedetto del Tronto dove i Carabinieri della locale Compagnia, insieme ai colleghi del comando provinciale e a quelli della Stazione di Acquaviva Picena (la località dove vive e opera il parroco raggirato) lo hanno individuato, fermato, arrestato e portato in carcere.
Il 56enne non è un pivellino qualunque, di quelli che pensano di sbarcare il lunario con qualche piccola truffa, ma un tizio con precedenti specifici essendosi reso responsabile in passato di altre truffe, “tutte abilmente architettate” come sono state definite dai Carabinieri che alla fine gli hanno dato un passaggio in auto fino al carcere ascolano di Marino del Tronto. Il povero parroco non è stato il primo prete rimasto vittima della truffa del finto notaio, ma solo l’ultimo (si spera) di una serie di sacerdoti raggirati in tutta Italia. Decine di lasciti finti e versamenti reali che al 56enne, solo negli ultimi sei mesi, hanno fruttato almeno 30.000 euro. Facendo due conti, le persone truffate potrebbero essere tranquillamente una cinquantina. Chissà in precedenza che cosa avrà combinato. Anche questo è sotto la lente dei Carabinieri che, per diverse settimane, hanno portato avanti indagini complesse e minuziose. Truffa aggravata è il reato cui dovrà rispondere l’uomo davanti al giudice, dopo che il gip del Tribunale di Ascoli ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in seguito alla richiesta della Procura della Repubblica.
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