Anno scolastico al via
L’asilo resta un miraggio?
Tutti i numeri del Piceno

INFANZIA - Il presidente Conte ha parlato di asili e siamo nel periodo del rientro dopo le vacanze. Gli utenti nel Piceno sono stati 547 per una spesa di 3.332.879 euro. La compartecipazione delle famiglie alla spesa è stata del 26,9%. Sono attivi 36 asili nido per 988 posti. I posti nei servizi per l’infanzia sono pari al 22,5% dei potenziali utenti, un dato più basso della media marchigiana del 26,7%
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di Giorgio Tabani

“Purtroppo anche quest’anno, non c’è posto”. Tanti sono i genitori costretti ad ascoltare queste parole dopo aver scoperto di non essere riusciti a ottenere l’agognato posto all’asilo nido per i figli. Ma questo cosa comporta per una famiglia? Potrebbe voler dire sborsare 400 euro al mese per un asilo privato, se non si può contare sul cosiddetto “welfare familiare”, costituito perlopiù dai nonni.

Secondo i dati Istat del 2016/2017 relativi alla Provincia di Ascoli i bambini e le bambine utenti sono stati 547 per una spesa di 3.332.879 euro. La spesa totale dei Comuni è stata di 2.437.307 euro, con una compartecipazione delle famiglie di 895.572 euro, pari al 26,9% (più alta rispetto alle media regionale del 25,9%). Sono attivi 36 asili nido, per 988 posti. I posti nei servizi socio-educativi per l’infanzia sono pari al 22,5% dei potenziali utenti, un dato più basso della media marchigiana al 26,7%.

In Italia sono stati censiti 13.147 servizi socio-educativi per l’infanzia, di cui 11.017 sono asili nido. Ci sono circa 354mila posti (320mila nei nidi) a disposizione di bambini e bambini, poco più della metà pubblici. Cifre che corrispondono a 24 posti ogni 100 bambini sotto i 3 anni, molto al di sotto all’obiettivo del 33% fissato dall’Ue per permettere di conciliare lavoro e famiglia promuovendo la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

I dati sono molto disomogenei fra Nord e Sud. Al Centro-nord (Valle d’Aosta, Umbria, Emilia-Romagna, Toscana e Provincia di Trento) l’obiettivo comunitario è stato ampiamente superato da anni, nelle altre si è vicini al 30%. Al Sud l’obiettivo risulta ancora molto lontano. In Abruzzo, Molise e Sardegna i posti privati e pubblici nei servizi socio-educativi superano il 20% dei bambini sotto i 3 anni, nelle altre regioni non raggiungono il 15%. Si va da un minimo del 7,6% dei potenziali utenti in Campania a un massimo del 44,7% in Valle D’Aosta.

Grandi variazioni anche a seconda della grandezza delle città. La dotazione di servizi sul territorio penalizza i comuni più piccoli (il 20,8% dei bambini di 0-2 anni) rispetto ai capoluoghi di provincia (il 31,8%). Molto diversa anche la spesa fra le Regioni: si passa da un minimo di 88 euro l’anno per un bambino residente in Calabria a un massimo di 2.209 euro l’anno nella Provincia di Trento.

Le rette pagate dalle famiglie hanno contribuito in misura crescente al finanziamento dei servizi: si è passati dal 17% del 2004 al 20% del 2013, mentre dal 2015 si attesta al 19% e al 19,4% nel 2016. Anche se negli ultimi dieci anni gli investimenti non sono mancati. Il peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie e le difficoltà che attengono al mercato del lavoro hanno condizionato le scelte. Nel corso degli anni sono poi diminuiti gli utenti dei nidi comunali gestiti con personale del Comune e aumentate le gestioni appaltate ad associazioni e a enti privati.

«Il primo, immediato, intervento sarà sugli asili nido», ha promesso il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel suo discorso per la fiducia. Il governo giallo rosso pensa ad azzerare le rette per le famiglie con reddito basso e a un aumento dei posti soprattutto nel Mezzogiorno.«Rafforzare l’offerta dell’educazione fin dal nido è un investimento strategico per il futuro della nostra società».


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