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Ponte sul Tronto: c’è una luce in fondo al tunnel

ASCOLI - E’ quello ormai famigerato lungo l’Ancaranese, lasciato a se stesso e molto pericoloso per chi lo percorre. Dopo anni di promesse e annunci, il sopralluogo congiunto delle Province di Ascoli e Teramo fa sperare che sia la volta buona
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Il sopralluogo sulle sponde del Tronto

 

di Andrea Ferretti

 

Tanto tuonò che piovve. Finalmente uno spiraglio per l’ormai famigerato ponte sul Tronto lungo l’Ancaranese, il tratto di strada che interessa i Comuni di Ascoli e Ancarano, e non possiamo non metterci pure Castel di Lama, due province (Ascoli e Teramo) e due regioni (Marche e Abruzzo). Si è infatti svolto l’atteso sopralluogo, l’ennesimo, da parte dei presidenti delle Province di Ascoli (Sergio Loggi) e Teramo (Diego Di Bonaventura). Se per il secondo non è una novità, per il fresco eletto Loggi si tratta della “puntata” d’esordio.

Con loro anche i rispettivi dirigenti dei settori Viabilità, gli ingegneri Antonino Colapinto (Ascoli) e Francesco Ranieri (Teramo), il geometra Fabrizio Fabiani dell’Amministrazione provinciale ascolana e la dirimpettaia ingegnere Sara Testa. Una piccola folla se aggiungiamo l’ingegner Luigino Dezi, esperto di ponti e infrastrutture, e già ordinario di Tecnica delle costruzioni all’Università Politecnica delle Marche e Rosella Bellesi della Soprintendenza delle Marche.

Insomma, i presupposti per mettersi alle spalle una simile situazione di degrado, e di pericolo, stavolta sembrano proprio esserci tutte. E’ stato ovviamente un incontro preliminare, servito per fare il punto sulla fattibilità di realizzazione di un’opera che possa costituire la migliore soluzione per potenziare sicurezza e fruibilità di percorrenza – assenti da molti anni – di uno snodo strategico per la viabilità industriale e commerciale.

Prossimo step una conferenza dei servizi tra le due Amministrazioni provinciali per definire percorso d’intervento, risorse finanziarie e modalità operative. Cresce dunque la speranza per coloro che, anche più volte al giorno, si trovano a percorrere il “budello” creato dopo il posizionamento di blocchi di new jersey che dovevano essere solo provvisori. Quelli che si parano di fronte a chi proviene dall’Abruzzo o dallo svincolo della superstrada.

Forse siamo all’inizio dell’ultimo capitolo di una storia caratterizzata finora soprattutto da promesse e annunci.

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