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Moby Prince, l’onorevole Giorgio Fede nominato vice presidente della commissione d’inchiesta

ASSOCIAZIONI e famiglie delle vittime chiedono sia definitivamente fatta luce su quanto accadde il 10 aprile 1991. Il parlamentare del Movimento Cinque Stelle, sambenedettese come Sergio Rosetti, una delle vittime del tragico rogo: «Orgoglio e grande responsabilità»
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La Moby Prince distrutta dall’incendio e l’onorevole Giorgio Fede

 

«E’ un grande onore e una responsabilità che sento profondamente. La tragedia della Moby Prince chiede verità. Le Associazioni e le famiglie delle vittime chiedono che sia fatta definitivamente luce su quanto accadde quel 10 aprile 1991. Lavoreremo senza sosta perché ciò avvenga». 

Lo dice Giorgio Fede, deputato del Movimento Cinque Stelle, sambenedettese cone Nicola Rosetti, una delle 140 vittime della tragedia avvenuta al porto di Livorno, nominato vice presidente della Commissione d’inchiesta sulla Moby Prince.

«Voglio ringraziare per la fiducia che mi è stata accordata – aggiunge Fede – sento questa nomina come una grande responsabilità. Sono troppi anni che i familiari delle vittime attendono che sia fatta verità. Come ho già avuto modo di affermare in altre circostanze, quel disastro è un tema che mi sta molto a cuore, tanto da esortare la creazione di questa commissione. Dopo di me, anche l’associazione “10 Aprile-Familiari Vittime Moby Prince”, con il presidente Luchino Chessa, e l’associazione “140 Familiari Vittime Moby Prince” presieduta da Nicola Rosetti, figlio di Sergio, avevano sollecitato l’avvio dei lavori».

E ancora: «Persero la vita 140 persone per cause ancora oggi non chiare. Da allora depistaggi e modalità poco chiare con cui sono state condotte le indagini, hanno fatto sì che non si raggiungesse la verità. Ritengo fondamentale il lavoro del Parlamento. Grazie alle due precedenti commissioni di inchiesta, si sono stabilite delle verità che nelle Procure di Firenze e di Livorno non erano emerse nonostante si fossero celebrati dei processi. Ora – conclude – è il nostro turno continuare sulla strada della verità. Lo dobbiamo alle vittime, ai loro familiari, al Paese».


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