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Naufragio Rita Evelin, le famiglie dei marinai morti chiedono di riaprire l’inchiesta

SAN BENEDETTO - Il giornalista Gianni Lannes presto pubblicherà un libro e un docu-film, e intanto i familiari delle vittime dell'affondamento avvenuto il 26 ottobre 2006 hanno dato un incarico a un avvocato. Le domande restano le stesse: come e chi ha affondato l'imbarcazione?
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Gianni Lannes, il secondo da sinistra, e Antonella Roncarolo, la prima da destra

 

di Pier Paolo Flammini

 

Nell’ottobre 2023 Antonella Roncarolo, giornalista e scrittrice sambenedettese, pubblicava il suo romanzo Quel silenzio in fondo al mare. Il naufragio nel mare Adriatico del motopeschereccio Rita EvelinIl libro racconta quanto avvenuto nel motopeschereccio Rita Evelin, affondato misteriosamente il 26 ottobre 2006: tre marinai persero la vita, si salvò soltanto il comandante Nicola Guidi, recuperato da una imbarcazione pugliese che si trovava non distante dal luogo dell’affondamento, al largo di Pedaso. Ora, grazie all’interessamento del giornalista di inchiesta Gianni Lannes, che sta lavorando a un docu-film e a un libro sulla vicenda, le famiglie dei naufraghi hanno incaricato un avvocato che ha l’obiettivo immediato di far riaprire una inchiesta sulle cause dell’affondamento.

 

Sabato 22 febbraio il libro di Antonella Roncarolo è stato presentato alla Palazzina Azzurra di San Benedetto, in un evento organizzato dall’associazione Alchimie d’Arte di Domenico Parlamenti. Presenti, oltre l’autrice, la poetessa Enrica Loggi, che ha introdotto il libro, la psicoterapeuta Antonella Baiocchi, Simone Cameli che ha letto alcuni brani del libro, e Gianni Lannes, giornalista di inchiesta. Lannes, nei mesi scorsi, a seguito dell’interesse originato dal libro, ha iniziato un lavoro investigativo.

 

Già all’epoca del naufragio, quando si trovava all’estero, Lannes aveva notato due elementi insoliti, scrive Antonella Roncarolo nel suo blog: «La rapidità con cui il giornale russo Pravda aveva diffuso la notizia dell’affondamento e il telegramma di condoglianze inviato alle famiglie dall’allora Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema».

 

«È pronto un docufilm in cui i testimoni di quella tragica vicenda raccontano la loro esperienza. Tuttavia, molti dei protagonisti di quella storia hanno scelto di restare nell’ombra, nascondendosi dietro i “non ricordo” e i “non so”. La loro assenza parlerà più di ogni testimonianza. A giugno, inoltre, uscirà il libro-inchiesta di Gianni Lannes sul naufragio del Rita Evelin, contenente documenti inediti recuperati dal giornalista. Le carte, i filmati dei robot subacquei erano stati sempre stati lì, custoditi negli archivi della Capitaneria di Porto e della Procura di Ascoli, accessibili a chiunque: avvocati, pubblici ministeri, giornalisti e cittadini. Bastava solo richiederli e leggerli. E Lannes lo ha fatto. Il relitto, dopo 18 anni, è ancora in fondo al mare. Può e deve parlare. Lannes ha concluso la sua indagine giornalistica e ora la palla passa agli organi competenti. Le famiglie dei naufraghi hanno appena incaricato un avvocato» scrive Antonella Roncarolo.

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