di Maria Grazia Lappa
Sotto il sole primaverile ha preso il via, come da tradizione, lo spettacolo de “Lu Bov Fint”. Già nelle prime ore del pomeriggio di oggi, venerdì 28 febbraio, la cittadina è stata raggiunta da migliaia di persone, per la maggior parte vestite con “lu guazzarò” e la “m’nturada”, maschere simbolo del Carnevale offidano.
Il copione si ripete. Gente allegra, arrivata per divertirsi, per prendere parte alla farsesca caccia ad un bue oggi finto, ieri vero. Tutti in maschera, poi l’attesa e l’uscita del bove L’emozione è palpabile, vince le persone, che si accostano, lo inseguono, lo istigano: fischi, urla, il divertimento è assoluto. Finalmente è festa, la cittadina si anima e la corsa ha inizio. Una manifestazione che non accusa il tempo nonostante l’incalzare degli anni, e conserva integro il suo fascino, l’identità, con una sana impronta di creatività popolare.
E per un giorno è di nuovo in scena l’incompreso scontro uomo-animale. Il Bove, protagonista assoluto, ondeggia, fa giravolte e trascina dietro di sé l’allegria. Dal quartiere Cappuccini si sposta verso il centro storico e intorno una marea di persone, vestite di bianco e di rosso, lo insegue in una euforia collettiva. È sorprendente constatare il senso di attaccamento che gli offidani mostrano per questa manifestazione. I giovani per nessun motivo al mondo mancano all’evento, che può essere considerato una rievocazione delle antiche corride introdotte dagli spagnoli durante la loro dominazione.
L’allegria si spande, il corteo infiamma, inonda la cittadina, piccoli, grandi, anziani, tutti dietro il bove, chi come semplice spettatore, chi come protagonista indiscusso, chi per rivendicare la sua presenza, regalando uno spettacolo unico. L’allegra “processione” traballante si sposta e si carica sempre di più di significato, il Bove si ferma di fronte alla torre e poi riprende il cammino verso Corso Serpente Aureo e infine verso Piazza del Popolo, dove si tiene lo spettacolo finale.
Musica, brividi e lo spettacolo, che ricorda a tutti la natura dell’uomo pronto a prevaricare l’animale. Un rito che fa riaffiorare gli istinti atavici che nonostante il passar degli anni albergano nell’animo degli uomini.
Storia, tradizioni, folklore e goliardia si intrecciano indissolubilmente per dar vita ad uno spettacolo unico. Nelle piazze si corre, si balla, inizia il gioco, le persone si allontano e lasciano spazio allo spettacolo, il bianco dei costumi e il vermiglio del sangue esaltano la scena, sono i colori della corrida offidana unica nel suo genere.
Anche quest’anno tutto culmina con la mattanza dell’animale davanti al palazzo comunale, poi portato trionfalmente in processione sulle note dell’inno del Carnevale “Addio Ninetta addio”. Ora l’appuntamento è per martedì con il fantasmagorico spettacolo dei Vlurd.
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