I magistrati contro la riforma della giustizia: «Nessun beneficio, solo rischi»

Il procuratore Monti: «I dati dimostrano che i giudici non sono condizionati dai pubblici ministeri, come si evince dall’alto numero di assoluzioni. Non vi è alcuna necessità di modificare l’attuale assetto»
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di Peppe Ercoli

 

Il procuratore di Ascoli, Umberto Monti, ha criticato duramente la riforma della giustizia nel corso dell’assemblea e dello sciopero indetto dall’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), di cui è presidente regionale. Secondo Monti, la riforma non migliorerà né l’efficienza né la rapidità dei processi e, anzi, potrebbe compromettere l’indipendenza della magistratura.

 

«Il nostro obiettivo è sollevare l’attenzione su una riforma che isola il pubblico ministero e rischia di metterlo sotto il controllo dell’esecutivo» ha dichiarato Monti, evidenziando che non esiste una reale urgenza per questo intervento legislativo e ricordando come al referendum di tre anni fa solo il 21% degli italiani si fosse espresso sulla questione.

 

Il procuratore Umberto Monti

Monti ha anche contestato l’idea che la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri sia una richiesta dell’Unione Europea, sottolineando che in paesi come Francia e Germania tale divisione non esiste. Ha poi respinto l’argomento secondo cui la riforma garantirebbe una maggiore imparzialità dei giudici, affermando che «la terzietà si tutela attraverso un equilibrio dei poteri nel processo, non con una separazione forzata».

 

«I dati dimostrano che i giudici non sono condizionati dai pubblici ministeri, come si evince dall’alto numero di assoluzioni. Non vi è alcuna necessità di modificare l’attuale assetto» ha concluso Monti.


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