di Salvatore Mastropietro
E’ scomparso ieri all’età di 86 anni Sandro Tiberi, ex calciatore di Serie A e, soprattutto, allenatore professionista con particolare abilità nella scoperta e nella valorizzazione dei giovani calciatori. Lo ricorda con grandissimo affetto e riconoscenza tutto l’ambiente del calcio piceno, che ha contribuito a far crescere e sviluppare diventando una vera e propria colonna dell’Ascoli Calcio, in cui ha lavorato, in tre distinti periodi, sia come tecnico della Primavera sia come responsabile del vivaio.
Sandro Tiberi, calciatore in Serie A ai tempi del Vicenza
Club bianconero che lo ha salutato nella serata di ieri con un comunicato di cordoglio: «L’Ascoli Calcio 1898 FC S.p.A. piange la scomparsa di Sandro Tiberi, venuto a mancare oggi ad Ascoli Piceno, all’età di 86 anni. Tiberi ha collaborato col Club di Corso Vittorio Emanuele, ricoprendo l’incarico di Responsabile del Settore Giovanile bianconero nell’era Benigni e di allenatore della Primavera nell’era Rozzi. L’Ascoli Calcio si stringe alla Famiglia Tiberi esprimendo profondo e sincero cordoglio».
Tra i tanti che ad Ascoli hanno avuto l’onore di vivere in prima persona e di toccare con mano il lavoro e gli insegnamenti di Sandro Tiberi c’è Nico Stallone, allenatore nonché Assessore allo Sport del Comune di Ascoli, che ha ricordato così il suo ex tecnico: «A mio avviso parliamo di una figura a cui è stato dedicato troppo poco spazio per quello che valeva. E’ stato il mio padre sportivo, a cui devo tutto, e anche un secondo padre a livello umano. Da parte mia c’è un legame molto profondo. Mi portò al torneo di Viareggio con il Cesena, che poi mi notò e mi prese in prima squadra dove l’ho ritrovato da allenatore quando subentrò a Marchioro. Creò con noi ragazzi ascolani un gruppo talmente unito che andò a integrarsi alla sua vera famiglia, a sua moglie e i suoi figli. Con lui ricorderei anche due suoi bracci destri come Vincenzo Mari e Severino Aurini, uomini di altri tempi che oggi non esistono più. Nel 2023, alla festa per i 125 anni dell’Ascoli Calcio al Ventidio Basso, gli feci dedicare un meritato grande applauso».
Nico Stallone
Un contributo, quello di Tiberi, che è andato ben oltre i discorsi di campo e ben oltre le Cento Torri: «Grazie a lui – ricorda il tecnico 62enne – sono stati tolti tanti ragazzi dalla strada, a cui ha concesso opportunità e costruito professionalità. Nell’era ascolana oltre a me, che ho esordito in A nel 1980 con il Picchio, possiamo ricordare Scarafoni, Iachini, Carillo, oltre 20 ragazzi del territorio che sono arrivati in prima squadra e devono a lui la fortuna di essere diventati calciatori. Anche nella seconda sfornata ad Ascoli emersero, tra gli altri, calciatori come Aprea, Minopoli, La Vista, D’Anna… A Cesena ha tirato fuori il condor Agostini, Rizzitelli, Nappi, Minotti, Cucchi, Angelini… A Bologna ha avuto Palmieri, Anaclerio, Campione… Assieme a Sergio Vatta e Arrigo Sacchi era ai tempi uno dei tre migliori allenatori in Italia a livello di settore giovanile, avendo partecipato anche al primo “Supercorso” di Coverciano. Non a caso era un pupillo di Allodi (responsabile del Centro Tecnico di Coverciano dal 1974 al 1982 ed ex dirigente di Napoli, Juventus e Inter, ndr)».
Ancora oggi i risultati raggiunti da Tiberi sono i migliori raggiunti nel corso della storia del vivaio dell’Ascoli, come ricorda Stallone: «Arrivammo terzi in Italia. Dopo aver vinto il nostro girone disputammo le Final Eight, che prevedevano due raggruppamenti da quattro squadre. Nel nostro ci classificammo a pari merito con la Fiorentina, che avanzò in finale per migliore differenza reti e vinse la Finalissima con l’Inter. Finalissima che, invece, riuscì a raggiungere negli anni al Cesena».
Insegnamenti che Stallone ha cercato di fare propri anche nel corso della sua esperienza da allenatore nei campionati giovanili e dilettantistici: «Sandro è stato un vero rivoluzionario, un maestro di calcio sempre inflessibile e contrario alle dinamiche di “do ut des” che a volte si ritrovano nei settori giovanili. Da allenatore mi sono sempre portato dietro l’importanza che dava all’aspetto umano. Ci ha insegnato, inoltre, ad avere più autostima e a credere di più in noi stessi, facendoci capire che con il gioco si poteva crescere giorno per giorno e colmare le lacune rispetto alle big italiane che ci trovavamo ad affrontare. E questo cerco di trasmetterlo ancora oggi a tutti i miei ragazzi».
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