«Le imprese marchigiane sono col fiato sospeso, attendendo l’annuncio che arriverà in giornata sui dazi americani. Si prospetta all’orizzonte, purtroppo, lo scenario più temibile: secondo autorevoli fonti, infatti, le tariffe saranno almeno del 20%, uno scenario che peserebbe in Italia con un calo dell’export del 16,8%. Una prospettiva disastrosa, considerando che il 9% delle merci marchigiane va negli USA, con le Marche che sono la sesta regione in Italia per grado di esposizione sul mercato statunitense».
È l’analisi di Enzo Mengoni e Giorgio Menichelli, rispettivamente presidente e segretario generale di Confartigianato Macerata-Ascoli-Fermo.
«Tra i settori marchigiani che potrebbero essere maggiormente colpiti (e attenzionati) c’è sicuramente l’agroalimentare (in particolare bevande come vino), che stava in realtà vivendo un periodo di crescita; quindi, la moda, che continua a soffrire, considerando che l’export nel Maceratese segna un -3,5% e un -4% per il Fermano. Inoltre, l’Ascolano è tra le prime dieci province d’Italia per l’export nell’automotive», continua.
«Tra minacce, passi indietro e prove di negoziato, pensiamo che la migliore azione sia quella del dialogo e della mediazione, convinti che non solo la guerra dei dazi non porti a nulla, ma che sia controproducente per tutti – vanno avanti Mengoni e Menichelli -. È auspicabile invece confermarsi partner affidabile con gli USA e magari collaborare negli acquisti di beni per la difesa (tema di grande attualità) e applicazioni di tecnologie digitali, creando così una bilancia che porti benefici ad entrambi i paesi. Nelle difficoltà bisogna guardare avanti cogliendo le opportunità, perché piangersi addosso non è insito nello spirito degli imprenditori artigiani. Intanto, prosegue la riduzione dei tassi da parte della Bce e il calo del costo del credito: una notizia che apre a nuovi investimenti».
«Chi ha voglia e bisogno di crescere non può e non deve restare alla porta, considerato il fatto che c’è una buona tenuta dell’occupazione – concludono -. Anche perché, se si chiudesse un mercato seppur importante (gli USA sono il secondo per il nostro Made in Italy) se ne potrebbero aprire altri. I negoziati in Ucraina ci auguriamo portino almeno ad una tregua duratura e alla ripartenza commerciale con tutta quella zona dell’est Europa. L’esempio è la Germania, con la nuova coalizione di Governo che prevede un fondo infrastrutturale da 500 miliardi di euro, con finanziamenti che puntano in 12 anni all’ammodernamento infrastrutturale del paese. Reti elettriche, ospedali, strade, ferrovie: quelle infrastrutture che in Italia sono carenti e che potrebbero invece darci grande respiro. Infine, laddove la domanda esterna soffra, c’è la domanda interna. E turistica. Già, perché nel 2024 la spesa dei turisti stranieri nelle Marche è aumentata del 42,5%: un settore, quello dell’accoglienza, in cui Confartigianato crede».
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