«Affrontando tematiche inerenti allo sviluppo socio economico della regione l’elemento che più si evidenzia è da una parte la spinta propulsiva esercitata negli anni dal settore privato sia profit che no profit, dall’altra un ruolo del pubblico che spesso ha sofferto di una carenza di visione di medio lungo periodo e di una difficoltà a svolgere quel ruolo fondamentale di coordinamento ed indirizzo. L’attuarsi delle dinamiche sopracitate nei decenni scorsi ha creato gravi problemi di sostenibilità e di competitività, con una costa sovraffollata e quindi attanagliata da gravi problemi ambientali, ma nello stesso tempo con le aree interne in progressivo abbandono. Si è realizzato pertanto il cosiddetto sviluppo fratturato che oggi condiziona pesantemente la vita sociale della regione». E’ l’analisi del presidente della Fondazione San Giacomo della Marca, Massimo Valentini, che torna a parlare di infrastrutture e dello “stato di salute” delle Marche sud, a partire dalla costa.
«Per documentare quanto detto basta portare qualche esempio. La forzatura che ad esempio fu fatta alla fine degli anni ’60 per imporre il passaggio della nuova A14 nelle Marche sud sulla fascia costiera, costringendo a cambiare una progettazione che ragionevolmente prevedeva un percorso arretrato, ha prodotto nel tempo gravi problemi sociali con costi enormi che potevano essere evitati. Oppure la scelta di perseguire in passato una politica sanitaria regionale di centralizzazione ospedaliera quando già da allora emergevano chiaramente le necessità di una diffusa rete di servizi sanitari territoriali ha dimostrato chiaramente la sua irragionevolezza con costi, sociali ed economici, enormi a carico della collettività. Si potrebbero fare tanti altri esempi del passato, ma anche del presente su come non si stanno oggi adeguatamente affrontando scelte nel campo infrastrutturale per comprendere che avere una cultura dello sviluppo territoriale sostenibile è assolutamente imprescindibile. Quali sono i pilastri di questa cultura? In primo luogo, occorre partire dallo studio dei dati. La percezione che ciascuno ha della realtà, dei suoi bisogni, potrebbe essere falsata da riduzioni soggettive che non hanno attinenza con il dato reale. Lo studio dei dati di consuntivo e dei dati predittivi è oggi un esercizio basilare e previo per elaborare qualsiasi soluzione di intervento su un territorio. In secondo luogo, oggi occorre mettere al centro il tema della sostenibilità perché è quello che assicura la creazione di valore reale per un territorio in una visione di medio-lungo periodo. La sostenibilità impone la visione integrata di tre elementi che hanno identico valore. La salvaguardia della dimensione ambientale costituisce un punto essenziale per lo sviluppo reale, ma ha bisogno di confrontarsi e procedere congiuntamente con l’altra dimensione che è quella sociale. L’ambiente non è un feticcio, ma è stato creato per la vita dell’uomo e il suo sviluppo, la presenza dell’uomo può valorizzare e custodire adeguatamente la bellezza naturale ed essa essere funzionale allo sviluppo di una socialità che si radica. L’ultimo elemento, parimenti essenziale, è quello della cosiddetta governance, ovvero del coinvolgimento di persone e corpi intermedi nei processi di gestione dei soggetti pubblici e privati che vivono sui territori. Le normative, come ad esempio quella dei Contratti Pubblici, hanno recepito questa impostazione e già si vedono in giro tentativi di applicazione di questi principi che vedono nel coinvolgimento, nella coprogettazione, nell’Istituto del Dibattito Pubblico gli strumenti per attuare questa visione dello sviluppo territoriale sostenibile e sussidiario che supera l’intervento pubblico basato sull’improvvisazione, su un respiro di breve periodo legato al consenso elettorale. E’ questo un passaggio fondamentale che richiede una cultura e quindi anche un’adeguata formazione, per questo motivo abbiamo realizzato insieme a Univpm e a Fondazione per la Sussidiarietà, con la collaborazione di importanti Fondazioni della regione, un Corso di Perfezionamento il cui primo atto si svolgerà a Fermo il prossimo 3 aprile».
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