Dazi Usa e concorrenza on line, Confesercenti chiede aiuto: «Tasse e-commerce, concorrenza sleale»

SAN BENEDETTO - L'associazione interviene a livello nazionale e Antonia Fanesi, del direttivo Ascoli-Fermo, ribadisce: «Il sistema fiscale è sperequato a vantaggio delle grandi imprese mentre i negozi dei centri urbani soffrono e chiudono eppure sono fondamentali per la vita cittadina»
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Antonia Fanesi e il commercio

 

di Pier Paolo Flammini

 

Modifica della tassazione per le grandi imprese del commercio on line e pericolo delle ricadute sull’economia locale con i nuovi dazi decisi da Trump per le importazioni negli Stati Uniti. La Confesercenti chiede di intervenire per evitare che le piccole imprese del commercio finiscano stritolate dalla duplice morsa.

 

Dal 2014 l’Italia ha perso oltre 150 mila attività del commercio, in gran parte piccoli negozi e soprattutto nelle aree interne e nei centri urbani minori, mentre il commercio on line ha continuato a crescere a doppia cifra, «sostenuto da un vantaggio fiscale strutturale: le grandi piattaforme e-commerce internazionali pagano il grosso delle imposte nei Paesi a fiscalità più favorevole, anche quando generano ricavi da un’altra parte» scrive l’associazione.

 

«L’apertura di una nuova fase regolatoria legata all’arrivo dei dazi Usa è il momento giusto per affrontare finalmente anche il nodo della concorrenza fiscale tra online e offline. Se non si interviene ora, si rischia di spingere sempre più attività fuori dai territori, favorendo la delocalizzazione del retail e l’omologazione dei consumi. La proposta di Parigi va nella direzione giusta. L’Unione Europea deve cogliere questa opportunità per varare un sistema fiscale più equo e moderno», dichiara Patrizia De Luise, Presidente nazionale di Confesercenti.

 

Da parte sua Antonia Fanesi, del direttivo Confesercenti Ascoli-Fermo, condivide la presa di posizione nazionale: «Abbiamo partecipato alla riunione, la Confesercenti ha accolto positivamente la proposta della Francia per una revisione della tassazione ai giganti del web non per fermare l’innovazione ma per riequilibrare il regime tra on line e commercio fisico. Il che è ancor più urgente con i nuovi dazi trumpiani. Il commercio on line non paga le stesse tasse, non paga luce, affitti, non svolge un servizio sociale, turistico e culturale e a tutela della sicurezza pubblica. Occorre intervenire».

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