Stefano Massini alla Stramilano
di Edoardo Ciriaci
La Stramilano è una mezza maratona di 21 chilometri e 100 metri. Si corre una volta all’anno e tra i 9.000 partecipanti all’edizione 2025 c’era anche l’ascolano Stefano Massimi. È lui a raccontarci l’esperienza vissuta. «Arrivano atleti da ogni parte del mondo, anche se la maggior parte sono italiani e diversi africani». Uno degli aspetti che spinge l’amatore a partecipare è che in queste gare su strada può partire insieme al professionista: «Chi vuole partire nelle griglie elite, posizionate ad una distanza di circa 2 metri dal gruppone, deve stare entro certi tempi cronometrici». Ma l’obiettivo finale oltre a vincere è fare un tempo.
Lei è soddisfatto con il suo?
«Parzialmente. Non ho trovato le condizioni meteorologiche per andare forte come volevo. Un po’ per il viscido della pioggia, soprattutto sui selciati del tram dove rischi di cadere, il freddo e anche per aver corso gran parte della gara da solo…»
Per molti sembra un vantaggio…
«Invece è il contrario. Quando ti ritrovi in quella situazione sai di non avere dato il massimo. Infatti se uno vuole fare i tempi di solito si fa mettere una lepre – un corridore – che ti fa scia e che non ti fa sentire il peso a livello mentale. Purtroppo la mia è saltata per un’influenza beccata pochi giorni prima, anche un altro italiano ha dovuto dare forfait all’ultimo. E gli altri li ho battuti di molto(ride, ndr)». Nella graduatoria finale Massimi è arrivato per primo nella gara “interna” con i connazionali.
Stefano Massimi in gara
Un successo da condividere con il suo coach.
«No, dal 2023 sono io il mio coach».
Una scelta ambiziosa che Stefano giustifica con la volontà di voler ascoltare solo sé stesso e i segnali del suo corpo.
«L’unico parere esterno è quello della mia ragazza che mi accompagna negli allenamenti più duri. Dal punto di vista professionale ringrazio la mia squadra, l’Atletica Vomano, che mi permette di rendere tutto questo un lavoro».
Ad Ascoli si vive davvero solo di calcio?
«L’atletica in realtà ha sempre avuto una grandissima cultura. A partire dal 1930 con Carlo Vittori, il vero pioniere di questo sport nel nostro territorio. La svolta c’è stata, poi, con la fondazione dell’Asa – Associazione Sportiva Ascoli – nel 1956 che ha portato tanti Campioni Olimpici, maglie azzurre, tra le quali anche io. Il vero problema è nello scontro culturale tra le nuove generazioni e gli allenatori del passato. E’ emblematico il fatto che molti record sociali restino quelli della mia generazione, di 15-20 anni fa. Chiaramente con le ultime vittorie ai Giochi del 2021 si è verificato un boom di iscritti un po’ in tutta Italia. Anche se le condizioni della pista di Ascoli non aiutano…»
Chiudiamo con una promessa.
«Migliorare e vincere. Dopo il terzo posto ai campionati italiani dell’anno scorso, voglio dimostrare che l’età è solo un numero. Allenandomi tra le vie della mia città portando sempre avanti il sogno di poterla rappresentare indossando la maglia azzurra. A livello giovanile l’ho vestita 6 volte, ma quella “dei grandi” no. A 32 anni voglio provarci ancora.
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