Ad Arquata “299 Stelle”: musica e memoria per non dimenticare

Il sindaco Franchi: «Con questo evento vogliamo ribadire la volontà di restare uniti e far sentire con forza la nostra voglia di ripartenza»
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Questa domenica 6 aprile, a partire dalle ore 10.30, Arquata ospita la seconda edizione del concerto “299 Stelle”, un evento simbolico che unisce in un abbraccio musicale i tre comuni maggiormente colpiti dal sisma del 2016: Accumoli, Amatrice e Arquata.

 

La data scelta ha anche un forte valore simbolico, poiché coincide con l’anniversario del terremoto che colpì L’Aquila nel 2009, rappresentando così un segno di vicinanza e memoria condivisa.

 

Il concerto si terrà all’interno di una tensostruttura allestita per l’occasione nei pressi del centro polivalente A.S. Vettore. Come nella prima edizione, protagonisti saranno l’ensemble formato dalla Banda Musicale “Città dell’Amatrice” e dal Corpo Bandistico “Città di Accumoli”, che proporranno un ricco programma musicale.

 

Il sindaco di Arquata Franchi

Novità di quest’anno sarà l’apertura dell’evento affidata agli allievi della scuola di musica della Banda di Amatrice. Inoltre, prima dell’inizio del concerto, si celebrerà una Santa Messa in memoria delle vittime del terremoto, impreziosita dalla partecipazione dei cori dei due comuni laziali: il Coro InCanto di Accumoli, il Coro “Città dell’Amatrice Maria Teresa Carloni” e il Coro Parrocchiale di Amatrice.

 

«Con questo evento – ha dichiarato il sindaco di Arquata, Michele Franchi – vogliamo ribadire la volontà di restare uniti e far sentire con forza la nostra voglia di ripartenza. Siamo i comuni più colpiti dal terremoto del 2016 e, per questo, chiediamo con determinazione l’istituzione di una zona franco-urbana con deroghe speciali, visto che non abbiamo potuto beneficiare degli incentivi del Superbonus 110%».

 

“299 Stelle” si conferma dunque non solo come un momento di arte e condivisione, ma anche come una testimonianza viva del desiderio di rinascita e della necessità di attenzione concreta per territori che, ancora oggi, portano i segni profondi del terremoto.


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