Competitività del Piceno a rischio senza Zes e Zfu, Cna: «Necessario un intervento strutturale»

ASCOLI - In un contesto di crisi industriale nazionale, l'associazione provinciale sottolinea la necessità di misure che consentano alle piccole e medie imprese, che nel tempo hanno investito risorse importanti per raggiungere e consolidare standard qualitativi elevati nel proprio settore, di affrontare al meglio le sfide del mercato
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Francesco Balloni e Arianna Trillini

 

 

La mancata estensione della Zona Economica Speciale (Zes) al Piceno costituisce un pesante svantaggio per le piccole e medie imprese del territorio, già messe a dura prova da una congiuntura economica sfavorevole e ora alle prese con un confronto impari su scala nazionale e, in particolare, con il vicino Abruzzo.

A una manciata di chilometri dalle nostre imprese, dove la Zes è una realtà concreta e porta con sé un notevole vantaggio competitivo, le imprese possono infatti beneficiare di agevolazioni che permettono loro di crescere e svilupparsi in un contesto più competitivo, mentre quelle picene sono costrette a confrontarsi con condizioni decisamente meno favorevoli.

In un contesto di crisi industriale che imperversa a livello nazionale, condizionando le prospettive del tessuto imprenditoriale piceno e in particolare per il comparto del terzismo, da sempre elemento essenziale dell’economia locale, la CNA di Ascoli Piceno sottolinea la necessità di misure adeguate che consentano alle piccole e medie imprese, che nel tempo hanno investito risorse importanti per raggiungere e consolidare standard qualitativi elevati nel proprio settore, di affrontare al meglio le sfide del mercato.

Una necessità resa ancor più impellente dalla mancata proroga al 2025 della Zona Franca Urbana (Zfu) nell’area del cratere sismico, che in questo modo priva gli imprenditori di un prezioso credito d’imposta utilizzabile per il pagamento di tasse e contributi. Questa scelta rischia di rallentare ulteriormente la ripresa economica di un’area già duramente colpita dal sisma e che avverte un forte bisogno di un supporto concreto per completare la ricostruzione anche sul piano economico e sociale e scongiurare i rischi, tutt’altro che remoti, legati allo spopolamento e alla desertificazione dei servizi.

«Provvedimenti temporanei, episodici e a breve termini non possono rappresentare la soluzione per dare stabilità e continuità alle nostre imprese – avverte Francesco Balloni, direttore della CNA di Ascoli Piceno – L’attuale crisi industriale impone un’attenta riflessione sull’attivazione di un intervento coordinato e strutturale di ampia portata, in grado di offrire prospettive a lungo termine e dare nuova linfa agli investimenti.

Sarà fondamentale, in questo senso, adottare politiche economiche che garantiscano al Piceno, e in particolare alle aree interne, il sostegno necessario per valorizzare la filiera del terzismo, attrarre nuovi investimenti, incentivare l’innovazione e favorire lo sviluppo imprenditoriale. Solo attraverso un’azione mirata sarà possibile restituire competitività alla qualità e all’alto grado di specializzazione espressi dalle nostre aziende e creare così le condizioni per un rilancio stabile e duraturo del nostro territorio».

«In attesa di sviluppi sull’attivazione delle misure previste dal decreto Coesione, il Piceno continua a pagare un gap significativo sul piano della competitività – dichiara Arianna Trillini, presidente della CNA di Ascoli Piceno – Le imprese hanno bisogno di risposte immediate e di strumenti efficaci per affrontare le difficoltà attuali. È necessario intervenire per tempo, evitando che la carenza di incentivi adeguati penalizzi ulteriormente un tessuto imprenditoriale già messo a dura prova negli ultimi anni».


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